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Mototurismo. Il viaggio di Elena, 14 mesi lungo le strade saudite durante la pandemia

Il viaggio di Elena: in moto sulle strade dell’Arabia Saudita durante lo scoppio della pandemia.

Si chiama Elena Axinte, vive a Milano da 12 anni ed è romena di origine. E’ un’attrice di teatro e una teatro terapeuta. Due anni fa decide di cambiare vita e vivere la vita in viaggio, in simbiosi con la sua inseparabile Harley Davidson Sportster 883. Sceglie un nome d’arte, Hele Biker, e prima trascorre 4 mesi attraversando 7 Paesi africani, dal Marocco al Burkina Faso. Poi sente il richiamo del fascino del Medio Oriente e sceglie come meta l’Arabia Saudita. 

- Come è nata l'idea di un viaggio in moto in Arabia Saudita?

L’idea di andare in Arabia Saudita nasce in Africa, dove mi hanno raccontato quanto i sauditi fossero un popolo meravigliosamente accogliente. Nel momento della decisione, però, non era possibile per una donna entrare da sola nel Paese guidando una moto. Dopo alcuni, nel settembre del 2019,  mesi è arrivata l’inaspettata notizia dell’apertura dell’Arabia Saudita al turismo internazionale con l’introduzione della e-visa e dell’abolizione delle restrizioni per le donne che viaggiano da sole nel Paese. Il mio desiderio è diventato di nuovo possibile. 


- Da Milano in Arabia Saudita. Quali sono state le tappe del viaggio?

Partita da Milano ho attraversato i Balcani, parte dell’Europa dell’Est (Slovenia, Croazia, Bosnia, Montenegro, Kosovo, Serbia, Romania, Moldova, Bulgaria, Grecia), poi la Turchia e da lì sono entrata in Medio Oriente. Ho preso un traghetto e attraversando il Mar di Levante sono entrata in Libano, il mio primo paese arabo. Ho continuato con la Siria, la Giordania ed infine, a fine febbraio 2020 sono entrata nell’Arabia Saudita, essendo così la prima donna ad entrare con la moto da sola in questo paese dopo decine di anni di restrizioni. Non è stato merito mio. Mi sono solo trovata nel posto giusto al momento giusto e ho avuto il coraggio di sognare, di crederci e di seguire il mio richiamo senza lasciarmi condizionare dalle circostanze.

Ho iniziato ad esplorare l’Arabia Saudita, ma dopo appena due settimane è arrivata la pandemia da Covid-19. Da quel momento sono rimasta in Arabia Saudita per 14 mesi. Il Paese è diventato la mia casa. Ho colto l’occasione e l’ho visitato tutto. Ogni angolo dell’Arabia Saudita oggi è casa mia.


- Come ha esplorato l’Arabia Saudita in termini di alloggio e accoglienza in tempo di pandemia?

Il mio stile di viaggio è senza l’utilizzo di alberghi. Cerco ospitalità della gente del posto in cui arrivo, perché il mio obiettivo è creare una rete universale di anime. Soprattutto in Arabia Saudita trovare ospitalità è stato semplice. In 14 mesi di viaggio nelle case delle famiglie saudite sono anche io diventata una saudita.
Ho iniziato l’esplorazione dal Nord del Paese e dalla costa del Mar Rosso, entrando in Arabia dalla frontiera Haql, in Giordania.  Prima Tabuk, poi la splendida Al Ula, dove sono rimasta colpita da Madain Saleh (Higra), sulle tracce dei Nabatei. Sul Mar Rosso Umluj e Yanbu, poi Gedda, la mia città saudita del cuore. 

A Gedda mi sono fermata 5 mesi, e sono stata accolta come un piccolo di uccello in un nido, visto che ho anche contratto il virus e ho dovuto fermarmi per due mesi presso una famiglia che prima nemmeno conoscevo. Un’accoglienza eccezionale, magica. Mi è stato detto avrei potuto fermarmi quanto necessario, senza alcun problema. 

Questi sono i sauditi che ho incontrato, persone stupende. Tutti mi hanno aperto le loro porte come se ci conoscessimo da una vita ed io non ho mai toccato una sola porta perché si sono aperte da sole, come in un magico puzzle in cui io ero solo spettatrice.

Guarita e finito il lockdown ho ripreso il mio viaggio. Da quel momento ho esplorato tutto il Paese, e non c’è paesino saudita non attraversato dalle ruote della mia Harley. Da Gedda ancora lungo costa verso Sud, passando per Al Lith, dove sono stata ospitata da una stupenda famiglia di Yemeniti. Poi nell’entroterra, visitando Baha con la sua misteriosa nebbia ed i paesaggi mozzafiato e infine la famosa regione dell'Asir, entrambe con un clima mite da invidiare, nel periodo in cui in gran parte del paese il caldo era micidiale. Ho esplorato montagne, panorami, tramonti e albe e per tre settimane sono stata parte di una famiglia siriana.

Dopo la regione di Asir ho raggiunto la regione di Jazan, molto a Sud, al confine con le montagne dello Yemen. Nonostante il grande caldo, Jazan mi ha confermato ancora una volta che appartengo alla terra saudita.

Ho esplorato le fantastiche isole di Farazan nel Mar Rosso, le montagne di Feyfa, il Wadi Lajab e alla fine mi sono innamorata completamente delle montagne di Al Reeth e dello spirito beduino. Ho trascorso un'intera settimana in tenda, in cima alle montagne, in mezzo ad una piantagione di caffè, isolata dal resto del mondo ma circondata dalle magiche montagne e dai cosiddetti ”uomini fiori” (sull'abito tradizionale degli uomini di questa zona c’è una corona di fiori che indossano sulla testa). 

Nella città di Jizan ho persino partecipato al mio matrimonio, senza sposarmi. E’ stato organizzato dalla straordinaria famiglia che mi ha ospitato. Volevano mostrarmi la tradizione di questa celebrazione e hanno letteralmente organizzato per me un matrimonio in cui io ero la sposa ma senza sposo, con tutto ciò che un matrimonio comporti: abito da sposa tradizionale, addobbi floreali, tatuaggi henna tradizionali, musica e danze specifiche, cibo tipico, ospiti e tanta allegria.

Arrivata a Najran al confine con lo Yemen sono stata accolta dalle bellezze locali ma ho anche respirato la complicata situazione della regione, vicina al conflitto. Sono comunque stata accolta dalle persone locali con grande entusiasmo, ero per loro come una boccata d'aria fresca.

Ho raggiunto anche la meno conosciuta Sharurah, proprio alla frontiera con lo Yemen, con il suo magnifico Rub ’al Khali (the Empty Quarter). Ho avuto la possibilità di attraversare il famoso deserto locale guidando la moto nel nulla e nel silenzio, avendo da una parte e dall’altra della piccola strada le bellissime e affascinanti dune di sabbia. Un’esperienza unica.

Finalmente ho raggiunto Riyadh, la grande Riyadh. La Riyadh che unisce la staticità, caratteristica ereditata dal deserto, alla modernità. Tutte le aperture del Paese iniziano qui. 

Verso Nord ho scoperto la ridente regione desertica del Qassim. Qui ho conosciuto gente molto appassionata di sport sulle dune, falconeria, escursioni a dorso di cammello, cavalli, giardini privati con animali esotici, amore per il passato e l’antichità, con tantissimi musei privati gratuitamente aperti a tutti. Ho persino fatto il corso di volo col parapendio. 

Ho raggiunto la regione Hail, famosa per la sua generosità, con montagne, canyon e deserto incredibili. Da lì, nella regione del Nord e nella città di Arar dove si possono vedere gli inizi dell’era del petrolio, con la famosa “tap line” costruita per portare il petrolio dall’Arabia Saudita al Libano. 

Infine la provincia dell’Est, diversa da tutte le altre, molto influenzata dalla prossimità di Kuwait, Bahrain ed Emirati Arabi, ma soprattutto dalla presenza di ARAMCO, la compagnia petrolifera saudita che è una multinazionale di primissimo piano. 

Anche in questa regione il momento più affascinante è stato quando mi sono immersa nel mio amato deserto Rub’Al Khali (Empty Quarter), questa volta affrontato dall’estremo Nord, dove sono stata accolta da un’autentica famiglia di beduini e ho trascorso alcuni giorni nelle loro tende, in mezzo al nulla, tra le tempeste di sabbia vivendo giornate di altri tempi, mangiando datteri e bevendo latte di cammello.

 - Cosa la ha colpita di più dell'Arabia Saudita?

Ovunque sono andata ho fatto in modo di appartenere a quel posto. Mi sono comportata come i sauditi e ho cercato di integrare la loro cultura nel mio essere. Da donna motociclista ho avuto il privilegio di accedere ad entrambi i mondi: quello degli uomini, ma soprattutto quello delle donne saudite: un mondo misterioso, molto mal interpretato e stigmatizzato, con mille pregiudizi. Ho avuto l’enorme opportunità di entrare nella più intima realtà della donna saudita, scoprendola dietro al velo, dietro la abaya. Spesso ho notato una normalità disarmante, imbarazzante al pensiero di tutti i luoghi comuni che esistono su questo argomento. Le donne saudite sono come tutte noi altre donne del mondo: forti, deboli, decisioniste o remissive. Alcuni pregiudizi hanno radici reali, ma c’è una gran parte di normalità, in una cultura completamente diversa dalla mia.


- Il ricordo più bello...

Tutte le lacrime che ho versato ogni volta che ho dovuto dire: “Arrivederci”. Perché ovunque sono stata non sono ricevuta come ospite ma come parte integrante della famiglia, del posto, della cultura. Ogni volta che ho lasciato una casa era come se avessi lasciato la casa dei miei genitori, dei miei fratelli.


- Il viaggio è terminato o sta ancora viaggiando in Arabia Saudita?

Dopo 14 mesi il viaggio in Arabia Saudita è terminato (per ora). Sto continuando ad esplorare il Golfo Arabico, e ora mi trovo negli Emirati Arabi Uniti. Anche l’uscita dall’Arabia Saudita è stato un momento molto difficile da vivere e raccontare a livello di emozioni. Nessuno potrà mai portare via dalla mia anima le persone saudite, i luoghi, la cultura. Per sempre. Il motto dei miei viaggi è “Vai dove ti amano e ama dove vai”. In Arabia Saudita ho sentito talmente tanto amore che sono rimasta, e ho restituito a modo mio.
Grazie Arabia Saudita per questo regalo di vita unico!

 

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