Paesi
in via di sviluppo
L'Arabia Saudita ha contribuito a finanziare attività
di sviluppo economico e sociale di Paesi in via di sviluppo
nonostante il Regno lo sia esso stesso. Negli ultimi trenta
anni il totale degli aiuti a fondo perduto ed i prestiti agevolati,
avvenuti attraverso contatti bilaterali, ha raggiunto 76,300
miliardi di dollari. Questi aiuti rappresentano il 4% circa
della media annuale del PIL del Regno in quel periodo e superano
l'obiettivo degli aiuti ufficiali di sviluppo fissati dall'ONU.
Ne hanno beneficiato 72 Paesi in via di sviluppo di cui 41 in
Africa, 23 in Asia e altri 8 per i principali settori di sviluppo
come l'istruzione, la sanità e le infrastrutture. Il
Regno ha inoltre partecipato ,con la sua intera quota, all'iniziativa
di ridurre i debiti dei paesi poveri con il Fondo Monetario
Internazionale nonché alla cancellazione di questi debiti
ad alcuni paesi nel 1991.
Nel suo discorso in occasione dell'apertura dell'attuale
sessione del Consiglio Consultivo, il Custode delle due Sacre
Moschee, con riguardo alla costruzione del futuro dell' Arabia
Saudita, ha illustrato il punto di vista dei vertici governativi
circa le esigenze globali di riforme da attuare nella prossima
fase. Il discorso è stato trasmesso al Consiglio dei
Ministri perché realizzi un programma, che rispecchi
questi punti di vista, in un arco di tempo stabilito.
Quanto di ciò che è stato esposto sia stato
realizzato finora è rappresentato dal consolidamento
dei principi di giustizia ed eguaglianza, conformemente agli
impegni internazionali assunti dal Regno, come conseguenza
dell'aver aderito ad alcune Convenzioni internazionali e dell'adempimento
all'impegno di continua verifica e rettifica di sistemi, politiche
e procedure . Durante gli ultimi anni sono state emanate alcune
direttive riguardanti le procedure giudiziarie, le pene, la
difesa nei Tribunali, le pubblicazioni, la stampa, il possesso
di beni immobili da parte di cittadini non sauditi.
Il Governo ha inoltre autorizzato, su richiesta di un gruppo
di cittadini, l'istituzione di un ente non governativo per
i diritti dell'uomo per la salvaguardia di tali diritti unitamente
ad un eguale Ente governativo. Queste decisioni contengono
elementi positivi per il completamento delle strutture giuridiche
e organizzative finalizzate alla garanzia del rafforzamento
dei diritti dell'uomo e della sua libertà, nonché
all'eguaglianza e alla lotta a qualsiasi forma di discriminazione,
secondo i principi e i fondamenti sui quali sono basate la
politica del Regno e le esigenze dei tempi attuali.
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