Cenni Storici



Cenni storici

E' dall'antichità che le popolazioni abitanti nei territori che oggi ospitano i moderni Stati del Regno dell'Arabia Saudita e della Repubblica Italiana hanno contatti tra loro, soprattutto nelle regioni costiere. Ma è con il XV secolo che troviamo la prima importante relazione sulla terra d'Arabia, a firma di un viaggiatore bolognese convertitosi all'Islam, Ludovico de Varthema: il suo libro "Viaggi", il primo scritto da un occidentale sulla regione arabica e sulle città sante di Mecca e Medina, rimase fino al 1800 il testo più importante su questa parte del mondo. Nei secoli successivi a lui si aggiunsero altri italiani: da Giovanni Finati, anch'egli convertitosi all'Islam e al seguito di Ibrahim Pasha nella sua spedizione contro il Nagd, a Carlo Guarmani, che visitò molte parti sperdute della penisola tra cui lo Shammar, cercando i famosi cavalli arabi per conto di Napoeleone.

Una volta costituitosi il Regno d'Italia le relazioni con la regione arabica divennero regolari, anche perché il governo di Roma acquistò dalla società di navigazione Rubattino il porto dancalo di Assab, che divenne una base di esplorazione e contatti con le terre circostanti. Nel frattempo, sotto il casato degli Al Saud, si stava costituendo quello che nel 1932 sarebbe diventato il Regno dell'Arabia Saudita. Le fasi di unificazione, che videro un impulso particolare con Re Abdulaziz Bin Abdul Rahman Al Saud, vero fondatore del Regno nella sua forma attuale, furono seguite con grande interesse dall'Italia. E non a caso il governo di Roma fu tra i primi a stabilire rapporti diplomatico-consolari con un regolare trattato di amicizia stipulato nel 1932. Nello stesso periodo veniva firmato un trattato commerciale della durata di 10 anni che attivava gli scambi tra i due Paesi. L'Italia si dichiarava inoltre disposta a partecipare allo sviluppo di una aeronautica militare saudita con l'istituzione di una adeguata scuola a Gedda e con il dono di sei velivoli che avrebbero costituito il primo nucleo della nuova aeronautica. Allo stesso tempo numerosi giovani sauditi venivano invitati a compiere studi aeronautici in Italia.

In quegli anni Roma aveva iniziato a perseguire una politica pro-araba, sostenuta da numerose visite diplomatiche in Italia da parte di alte personalità saudite, tra cui l'allora Principe Faisal Bin Abdul Aziz, che nel 1933 ratificò a Roma l'accordo stipulato l'anno precedente. Durante il suo soggiorno incontrò il Re Vittorio Emanuele III, che lo insignì del titolo di Grande Ufficiale della Corona, ma si spinse anche a Torino per incontrare i vertici della Fiat a Torino. Le relazioni italo-saudite dovevano rimanere buone fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. L'Italia esportava soprattutto prodotti alimentari e auto private, e fu in quel periodo che compì quello che molti poi definirono un passo falso: grazie alle ottime relazioni bilaterali, il Governo saudita offrì all'Agip una cospicua concessione petrolifera che l'azienda italiana però rifiutò, avendo da poco ottenuto il 30% delle azioni nella British Oil Development operante in Iraq. In quel Paese il petrolio era infatti già stato scoperto da tempo mentre in Arabia Saudita, dove le grandi scoperte sarebbero avvenute solo nel 1938, i tecnici italiani avevano giudicato la situazione più incerta.

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale le relazioni però cambiarono per il peggio, arrivando alla rottura delle relazioni diplomatiche a causa dell'allineamento al nazismo dell'Italia. Qualche legame tra i due Paesi rimase, tuttavia: a Gedda, per esempio, l'Italia aveva fondato un ambulatorio medico fin dal 1910 che rimase in funzione fino al 1937 e i cui medici, su richiesta dal Governo saudita, continuarono ad esercitare in zona fino a dopo la guerra. Nel 1950 vi lavoravano ancora una decina di sanitari mentre altri erano stati richiesti dall'esercito e altri ancora dall'Aramco.

Con la fine del regime fascista le relazioni tra i due Paesi ripresero positivamente e si intensificarono, comprendendo oltre ai settori economico e commerciale anche quello culturale e dell'insegnamento. Il primo Ambasciatore italiano del dopoguerra fu Filippo Zappi, insediatosi a Gedda l'11 aprile del 1947, mentre il primo Ambasciatore saudita in Italia, Muwaffaq Al Alusi Bey venne accreditato l'8 marzo 1951. Nell'aprile del 1952 giungeva in Italia, in visita semiufficiale, il Principe Faisal Bin Abdul Aziz in occasione della Fiera di Milano, dove ebbe modo di incontrare le più alte cariche della giovane Repubblica Italiana. La visita rafforzò i vincoli di collaborazione e di amicizia e diede il via alle attività in Arabia Saudita di varie aziende italiane, mentre proseguivano gli scambi di delegazioni tecniche e missioni di studio nel quadro dei piani di cooperazione tecnica e scientifica. A partire dal 1960 si arrivò a un'ulteriore intensificazione dei rapporti bilaterali, dovuta anche all'inizio del vero sviluppo industriale dell'Italia e alla sua sempre maggior necessità di forniture petrolifere che i Paesi Arabi, primo fra tutti l'Arabia Saudita, non avevano difficoltà ad concedere. Nel 1972, non a caso, l'Italia era già divenuta uno dei quattro più importanti partner commerciali del Regno a livello mondiale.

Il 1973 doveva rivelarsi un anno di particolare importanza nelle relazioni tra i due Paesi: in occasione della visita a Riyadh del Ministro degli Esteri italiano Medici fu siglato un importante accordo (il primo dal 1932) di cooperazione culturale, tecnica e scientifica. Nello stesso anno si recava a Roma per la prima visita ufficiale Re Faisal Bin Abdul Aziz, che incontrò il Presidente della Repubblica Giovanni Leone, superando le ultime difficoltà riguardanti l'edificazione di una Moschea e di un Centro Islamico. Due anni dopo il Presidente Leone ricambiava la visita recandosi a Riyadh dove firmava un accordo quadro di cooperazione economica, industriale, tecnica e finanziaria.

Questo forte incremento di relazioni e scambi era dovuto anche alla nuove situazione emersa nel 1973 con l'inizio della salita del prezzo del petrolio. L'Arabia Saudita era divenuta nel frattempo il paese leader del mondo arabo e come tale aveva assunto un ruolo guida per la soluzione del conflitto arabo-israeliano del 1973, anche grazie alle sue immense ricchezze petrolifere e alla possibilità, con l'embargo, di utilizzarle in senso politico. Questa nuova esigenza aveva fatto dell'Arabia Saudita un partner ancor più interessante per l'Italia, di cui il Regno saudita era diventato primo fornitore di greggio. Nel gennaio 1983 veniva firmato un accordo per la fornitura di petrolio all'Italia e negli ultimi quattro anni del decennio 1981 - 1990 si verificava un enorme incremento negli scambi commerciali che raggiungevano così i 3.500 miliardi di lire.

L'inizio degli anni '90 rimarrà segnato nella storia dall'aggressione dell'Iraq contro il Kuwait, evento nella cui occasione l'Italia, avendo assunto la presidenza di turno della Comunità Europea, svolse un ruolo chiave nell'unificare la posizione europea, agevolò il compito delle forze americane dirette verso il Golfo, congelò conti e bloccava i beni iracheni sul proprio territorio nazionale e inviò anche un contingente aereo e una forza navale nel Golfo. E' inoltre da registrare che in seguito non fu richiesta da Roma alcuna forma di indennizzo per la sua posizione politica o la sua partecipazione militare.

Nel corso degli anni Novanta e nei primi anni del Nuovo Millennio le relazioni tra i due Paesi, sostenute da un clima amichevole e dai comuni interessi, hanno portato a una serie di nuovi accordi, mentre sul piano culturale si è registrato un evento di grande rilevanza: nel 1995, grazie anche all'appoggio e all'incoraggiamento delle autorità italiane, è stato infatti possibile inaugurare a Roma il Centro Islamico Culturale d'Italia, come desiderio del Regno saudita.

Nello stesso periodo, dal punto di vista della cooperazione economica e industriale si è avuto uno forte sviluppo, con il rilevante aumento degli scambi commerciali. Nel 1996 si è arrivati a un accordo bilaterale per la protezione e la promozione degli investimenti, firmato durante la sua visita a Riyadh dall'allora Ministro degli Affari Esteri italiano Lamberto Dini. L'anno successivo è stato il presidente della Repubblica italiana, Oscar Luigi Scalfaro, a recarsi in visita ufficiale a Gedda, e sempre nel 1997 il Principe Sultan Bin Abdulaziz, ministro della Difesa, e successivamente il ministro delle Finanze Ibrahim al Assaf, si sono recati a Roma. Da allora numerose visite ufficiali si sono susseguite da parte di entrambi i governi: da segnalare in particolare la missione del Principe ereditario, Principe Abdallah, a Roma nel maggio 1999, e tre anni dopo, nel marzo 2002, quella del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a Gedda.

La cooperazione politica ed economica bilaterale è uscita rafforzata da questi contatti ad altissimo livello e dai lavori della Commissione Mista italo-saudita, che nella sua ultima riunione tenutasi a Roma il 30-31 ottobre 2002 ha formalizzato e rilanciato i principali settori di attività congiunta, dalla cooperazione doganale al lla sanità e alle infrastrutture. In particolare, è ormai vicina la creazione una Società Mista, o Holding Company, a cui partecipano banche private saudite e istituti italiani, con lo scopo di agevolare gli investimenti diretti delle aziende di ciascuno dei due Paesi nel territorio del partner.

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